Sei anni fa, a 30 anni, ho iniziato a scrivere i miei obiettivi per la prima volta.
Era un momento particolare: volevo cambiare lavoro, ma non avevo ancora una risposta chiara alla domanda più semplice e più complessa insieme:
“Chi sono e cosa voglio davvero?”
Quello è stato uno spartiacque.
La transizione tra una vita vissuta “in autopilota” e una vita più consapevole, più autentica, più mia.
E tutto è iniziato da un esercizio banale: scrivere i miei obiettivi.
Che in realtà banale non è.
Scrivere obiettivi non significa fare una lista di cose da spuntare.
Per me è stato un atto di introspezione, di autoanalisi, di ascolto.
Mi sono chiesta:
– cosa desidero davvero?
– cosa mi guida?
– cosa voglio creare nei prossimi mesi della mia vita?
È un lavoro che “andrebbe fatto più spesso”, e che oggi tengo una volta all’anno con un gruppo durante il mio workshop. Ogni volta vedo persone che arrivano confuse e ripartono centrate, come se avessero finalmente una bussola interna.
Ma quindi gli obiettivi… servono o non servono?
La risposta è: dipende.
Gli obiettivi servono se li costruisci sulla tua identità e sui tuoi valori.
Altrimenti rischiano di essere un elenco di “cose che dovrei volere”, ma che non ti appartengono davvero.
La psicologia dell’autodeterminazione (Deci & Ryan) lo dice molto chiaramente:
abbiamo bisogno di autonomia, competenza e connessione per perseguire un obiettivo in modo costante e sostenibile.
Se un obiettivo non nasce da queste basi, il cervello non investe energia. Semplicemente… non funziona.
Anche la psicologia esistenziale aggiunge una verità scomoda:
prima dell’obiettivo c’è la consapevolezza di sé, e prima della consapevolezza c’è una scelta: la scelta di essere sinceri con se stessi.
Poi c’è un dato interessante:
uno studio della Dominican University of California mostra che chi scrive i propri obiettivi ha il 42% di probabilità in più di raggiungerli.
Non perché la penna sia magica, ma perché scrivere crea chiarezza, impegno e direzione.
Quindi possiamo vivere senza obiettivi?
Forse sì.
Ma nella mia esperienza non ho mai incontrato persone senza desideri, senza aspirazioni, senza almeno un aspetto della propria vita che volessero migliorare.
Gli obiettivi diventano allora un ponte tra chi sei oggi e chi vuoi diventare domani.
Sono le 6 del mattino, sabato.
Presto si sveglierà mia figlia.
Mi piace questo momento tutto per me, quando la casa è silenziosa e la mente è ancora libera.
Prima di chiudere, mando un WhatsApp a Laura — che ha partecipato al mio workshop l’anno scorso — per chiederle come si sente dopo un anno.
Vi faccio sapere presto.
Maggiori info sul Workshop “Direzione 2026”

